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giovedì 21 ottobre 2010

La Macelleria di Annibale Carracci








Capire come avvicinarsi e capire un genio come Annibale ci porta a considerare la sua formazione e a tentare di spiegare almeno un'opera nel dettaglio in modo da avere un quadro generale della fine del ‘500 e degli inizi del 600. Se insisto su questo periodo è perchè la città di Roma è permeata di cultura cinquecentesca e seicentesca e perché la figura di Annibale Carracci è di fondamentale importanza per la storia dell’arte non solo in Italia ma per l’intera Europa per tutto il ‘600 e ‘700.
L’opera chiamata  “La Macelleria” attualmente al   Christ Church Gallery, ad Oxford del 1583 viene eseguita a Bologna quando Annibale ha 23 anni. Si tratta di una scena quasi nuova. 
La pittura a Bologna nella seconda metà del '500 è governata da artisti come il Procaccino, il Calvaert  sono tutti pittori legati al Manierismo, seguaci di quella attenzione che la chiesa cattolica imponeva agli artisti sull’iconografia delle opere, lontani dall’immagine di quel genere che attira l’occhio su una realtà non nobilitata, non religiosa, non mitologica, ma una realtà che rappresenta un aspetto poco nobile come quella rappresentata nel quadro della macelleria. Scene di genere così erano state portate a Bologna da esempi nordici da una altro pittore bolognese il  Bartolomeo Passerotti. Ma in realtà il Passerotti concepiva queste scene in modo diverso. Il suo era un raffigurare le scene quotidiane mettendole alla berlina, irridendo i personaggi. Lo scopo principale era quello di sollecitare in un pubblico nobile e alto la presa d’atto di una realtà inferiore in senso quasi catartico cioè si dava ad un benestante un quadro che raffigurasse un povero per dirgli che lui era in una posizione socialmente superiore rispetto al poveretto. E’ questo il senso della scena di genere del Passerotti, come sarà la scena di genere nel corso del ‘600.
Nel caso di Annibale siamo in un clima completamente differente. Innanzitutto La Macelleria è un quadro di notevoli dimensioni e quindi per quel periodo usciva fuori dai canoni del quadro di genere. Si tratta di un quadro di cm .185x266 circa e ciò dimostra come l’intento di Annibale sia opposto a quello d’irridere a questa situazione. Questa scena è costruita in modo quasi aulico, citando la struttura di due episodi classici: il Sacrificio di  Noè affrescato nella volta della Sistina e il Sacrificio di Noè affrescato dalla scuola di Raffaello nelle Loggie Vaticane. In particolare dall’affresco di Raffaello è tratta la figura inginocchiata dell’ uomo che sta per sgozzare il capretto, è un citazione della figura raffaellesca quasi testuale. Ecco che Annibale concepisce la sua storia di brusca immersione nella realtà quotidiana nella macelleria e inserisce un volto non torvo e ghignante , non un’oscenità dichiarata, ma un’immagine strutturata al modo delle raffigurazione classica, mitologica religiosa dell’arte maggiore. Notiamo come il racconto riprenda la struttura di un racconto di un’opera d’arte sacra, uno svilupparsi della storia in senso classico nei vari tempi dell’azione necessaria in una macelleria. Da questo che è l’episodio iniziale in basso al centro dello sgozzamento dell’animale si sale a destra verso la figura che ha provveduto a squartare l’animale quindi si arretra verso un piano più profondo al centro in asse con il primo episodio a raccontare la vendita di un pezzo di carne alla vecchia e infine la figura bianco vestita, che rappresenta il momento cardine della vendita della carne, è il momento della pesatura. Questo particolare è importante perché in quel periodo l’annona bolognese, le leggi sul commercio della carne erano particolarmente severe, per legge era stato imposto un calmiere ai prezzi della carne e questo particolare viene sottolineato da Annibale perché inserisce la legge in alto a destra nel quadro ( come i nostri listini odierni pubblicati obbligatoriamente nei bar e ristoranti). In questo modo il capo bottega che pesa la carne è il personaggio principale della scena ed  è vestito con una candida veste. Di solito le vesti dei macellai erano macchiate di sangue e come tali erano raffigurate sia in scene nordiche sia a Bologna. Annibale qui invece vuole riscattare il personaggio e tutta la raffigurazione attraverso il bianco della veste e attraverso il gesto mobilissimo del capo bottega. Perché Annibale è attento nel costruire questa scena come una scena sacra citando episodi maggiori dell’arte italiana nel  raffigurare questa macelleria? Forse perché lo zio di Annibale era un macellaio e quindi egli intendeva innalzare il suo stato sociale raffigurandolo nel quadro? Questo non è corretto perché lo zio di Annibale a quella data aveva un’età assai maggiore a quella del capo bottega del quadro. Inoltre questa non è una bottega analoga a quella che possedeva lo zio di Annibale; è una bottega al minuto con carni piccole, mentre lo zio di Annibale era gestore di una bottega di grandi tagli.. Quindi l’intenzione di Annibale è quella di dare dignità diversa al personaggio del macellaio a quella che aveva fino allora cioè si nota  un rapporto del pittore con la realtà quotidiana non nobilitata, non astratta,  che vuole elevare come quella della mitologia o dell’evento sacro.
Questa pala è stata  nell’800 attribuita a Bartolomeo Passerotti col quale non ha nulla a che fare se non che la figura dell’alabardiere a sinistra è una figura realmente passerottiana che cita opere precedenti del Passerotti: ma come mai questo inserto? E’ chiaro qui l’intento di Annibale che vuole sottolineare il senso del ridicolo che in genera doveva cadere sull’oggetto della rappresentazione cioè sulla macelleria Il senso del ridicolo in questo caso va a cadere sull’alabardiere che è una figura beffata e beffarda. Quindi un chiaro senso di polemica nei confronti della figura del Passerotti.
Il Passerotti e gli altri pittori manieristi come il Fontana erano indignati dell’apertura che i Carracci avevano fatto di una  loro Accademia in concorrenza esplicita con la scuola della loro accademia manierista.
L’accademia che i Carracci aprirono nel 1582/83 si chiamò prima Accademia del Disegno o del Naturale e successivamente prese il nome di Accademia degli Incamminati. Ne sorsero mille polemiche ed Annibale con questo inserto chiassoso e sgarbato nella Macelleria vuole offendere o polemizzare con il suo avversario Passerotti. Pertanto possiamo ritenere Annibale Carracci come il primo artista che decise di raffigurare nei suoi quadri non soggetti religiosi, mitologici o aristocratici, ma scene di vita quotidiana comune e umile, e La bottega del macellaio o La Macelleria è proprio un'opera che nasce per rappresentare  il quotidiano esaltandolo in senso aulico come mai era stato fatto prima.

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