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lunedì 11 ottobre 2010

Da Annibale Carracci a Caravaggio la rinascita del classicismo







Un breve  percorso  dell’arte della fine del XVI  e dei primi decenni del XVII, periodo che comprende i pontificati di Sisto V e Paolo V, mette in luce l’esistenza di molteplici tendenze e può creare qualche difficoltà e confusione al turista  in quanto è un periodo ricchissimo, basti pensare  che il mecenatismo ufficiale a Roma si occupava dei tre incarichi principali: San Pietro, la Cappella Paolina in Santa Maria Maggiore e il Palazzo del Quirinale.
Prima della fine del secolo, quattro principali tendenze possono distinguersi in Roma, ciascuna con origini piú o meno remote, ciascuna con caratteristiche prettamente italiane. Vi fu, dapprima, lo stile decorativo del proto-manierista Federico Zuccari (1542/43-1609) che rielaborò nella sua arte elementi tratti dal Raffaello tardo e dal manierismo toscano e fiammingo con influenze che gli erano derivate dal Veronese e dai veneziani, la sua influenza fu ancora grande sui pittori che lavorarono per Sisto V e Clemente VIII.
Una seconda tendenza era rappresentata dai fiorentini, i quali ebbero una parte considerevole nella pittura d’affresco nella metà del cinquecento in Roma.
La terza tendenza è rappresentata da Girolamo Muziano, che divenne famoso sotto il predecessore di Sisto V, Gregorio XIII, imbevuto della tradizione della pittura veneziana, egli non seguí mai completamente la «maniera» allora in voga. Fu lui in realtà che introdusse a Roma il senso del colore veneziano e il gusto per i grandiosi sfondi di paesaggio, che dovevano poi venir ripresi e sviluppati dai fiamminghi principalmente da Paul Bril (1554-1626) le cui «pittoresche» vedute nordiche furono ammesse perfino nelle chiese e sulle pareti del Palazzo Vaticano durante il pontificato di Paolo V. Gran parte del modo di dipingere cromatico del Muziano fu assimilato a Roma. Artisti come il suo allievo Cesare Nebbia mostrarono come era possibile conciliarlo con il manierismo accademico di Federico Zuccari. Dobbiamo infine ricordare la forza emotiva, rievocante il Correggio, di Federico Barocci, il quale peraltro lavorava a Urbino. La sua pittura arrivò presto a Roma, ma la sua influenza si diffuse ancora di piú attraverso i numerosi artisti che ne subirono il fascino. Nel complesso, durante i primi decenni del nuovo secolo, la tendenza dei pittori piú vecchi di tutte le sfumature fu di sostituire al manierismo zuccaresco e tardo toscano una policromia piú morbida e calda e una più sensibile caratterizzazione delle figure.
Il Giuseppe Cesari  detto il Cavalier D’Arpino è la prima manifestazione dell’affermazione di un pensiero classicista dopo l’età del Manierismo. Il Cavalier D’Arpino recupera intorno agli anni ’80 del ‘500 gli episodi maggiori del Classicismo maturo espresso a Roma all’inizio del’500 sotto Giulio II e Leone X, dove per la prima volta il recupero dell’antico e una nuova consapevolezza di classicità porta alla definizione di pieno Rinascimento.
Il Cavalier D’Arpino provenendo da una cultura manierista segue la prima stesura dopo sett’anni di maniera di un nuovo concetto di classicità (nel 1520 muore Raffaello e con la “Trasfigurazione” ha inizio la maniera da cui lo sviluppo della figura femminile avvitata in basso è figura normativa negli anni avvenire).
Giuseppe Cesari non potrà spingere oltre un certo grado la sua apertura sui tempi nuovi. Al nuovo del’ 600 provvederà Annibale Carracci, di lui si distinguono due periodi: il primo inizia a Bologna con le prime opere degli anni ’80 fino al ’95 quando giunge a Roma ; il secondo periodo dal ’95 fino al 1610 anno della morte di Annibale. Periodi diversi nel primo periodo Annibale è naturalista, nel secondo periodo diventa il primo grande classicista seicentesco.
Una consolidata tradizione critica ( confermata anche dal Briganti), ha specificato come non sia possibile occuparsi del classicismo romano di Annibale senza guardare alle sue premesse a Bologna. Padano lombardo, Bologna è una città fortemente influenzata da Venezia  e da Milano, zona dove fin dall’500 si era trovato un senso della realtà del naturale della quotidianità che era stata invece trascurata dall’arte tosco-romana. Le città venete di terraferma come Bergamo, Brescia, Cremona, dove nacque una scuola importante alla metà del’500 che fu fecondata da artisti come Moretto, Savoldo, Moroni, Romanino che furono tra i primi nel’500 ad affondare l’occhio sulla realtà e non per caso a quella scuola guardò Caravaggio prima di venire a Roma.
Annibale nasce a Bologna nel 1560, ha un fratello Agostino e un cugino Ludovico che lo accompagnano nel lavoro. Agostino, teorico del gruppo, molto dotato nell’elaborazione dei concetti e nel parlare, aspetto che Annibale detesterà. Questa dicotomia tra Annibale e Agostino fu causa di infinito scontri e che si riscontra nella loro arte. Quando Agostino collabora con Annibale nella Galleria Farnese vedremo le differenze di esecuzione dell’uno e dell’altro. Ludovico era più anziano dei due e fu il più lombardo fra i tre  non volle mai venire a Roma e continuerà un’arte intimista con un fatto nuovo: La poetica degli affetti cioè dar vita attraverso uno scambio di sguardi a una partecipazione comune al pathos della tela, ha un approccio dolce, intimista, garbato, potentemente emozionante alla realtà.
Il caravaggismo è l’altro aspetto del seicento, passa a Roma come un spendida meteora mentre trova maggiore seguito a Napoli, in Sicilia e nell’Europa settentrionale. Altre sono le suggestioni che si radicano nell’Urbe lungo il XVI secolo. Se il giovane Caravaggio compie un faticoso percorso per vedere accettata la propria scelta figurativa diversa appare la vicenda di Annibale Carracci. Egli cresce in un ambiente ricco di cultura, il fratello maggiore Agostino oltre ad essere un pittore è un bravo incisore che esegue copie da Michelangelo, Veronese e Parmigianino. Il cugino Ludovico, invece, ha viaggiato moltissimo per studiare la pittura. Insieme danno vita a Bologna allAccademia degli Incamminati ed eseguono una serie di decorazioni all’interno di palazzi nobiliari. Ritornare alla natura e alla storia, ossia allo studio del vero e alla riconsiderazione dell’eredità dei grandi maestri cinquecenteschi, diventa la parola d’ordine che i Carracci oppongono all’inaridirsi del Manierismo.
Annibale è a Roma nel 1595, chiamato dal Cardinal Odoardo Farnese per decorare alcuni ambienti del principesco palazzo familiare. Recuperando i grandi modelli raffaelleschi e michelangioleschi l’artista ripropone, dopo i decenni del rifiuto controriformista, l’ideale rinascimentale della classicità: nell’affresco che decora la volta della Galleria distende la composizione secondo schemi di aulica serenità, di equilibrio e simmetria, la inonda di luce calda e dorata e ne schiarisce le ombre. Il fratello Agostino, che lo accompagna a Roma, insieme al Domenichino e a Giovanni Lanfranco, è probabilmente l’ispiratore della scelta iconografica che vede una serie di miti classici riferiti alla concezione neoplatonica della Venere celeste e della Venere terrena. Al centro della volta, nel Trionfo di Bacco e Arianna, dove tornite figure femminili di impronta raffaellesca si accompagnano a “ignudi” satiri dall’anatomia michelangiolesca, l’artista abbina in maniera innovativa i moduli della Cappella Sistina con quelli della Loggia di Psiche. Compenetrato dal gusto del primo Rinascimento romano, il Carracci si rivela interprete innovativo arrivando a definire quello che sarà unanimemente considerato il punto di partenza per le grandi imprese decorative del Seicento.
La rivolta del Caravaggio e di Annibale Carracci, scoppiò in questo ambiente verso la fine del decennio 1590-1600. Ma bisogna mettere in evidenza che non vi fu alcuna ripercussione immediata sulle direttive artistiche della corte papale. Né l’arte di questi maestri influenzò sensibilmente lo sviluppo degli artisti piú vecchi, mentre i seguaci bolognesi di Annibale si insediavano decisamente a Roma durante i primi due decenni del xvii secolo e il gusto del pubblico si orientava sempre di piú in loro favore, allontanandosi dai piú vecchi manieristi, l’arte del Caravaggio rimaneva quasi completamente un soggetto per persone originali, di gusto raffinato, per gli artisti tale arte aveva ormai terminato il cammino – per quanto concerneva Roma – al momento della morte di Paolo V.
Di gran lunga il piú importante dei problemi che Paolo V doveva affrontare era il completamento della Basilica di San Pietro. Abbandonato il progetto michelangiolesco a pianta centrale, il papa incaricò il Maderno di completare la facciata nel 1607 e la navata nel 1609 e terminò entrambe nel 1612 (ad eccezione dei due intercolunni alle estremità).
Poco dopo (1615-16) egli costruí anche la confessione, che si apre a forma di ferro di cavallo davanti all’altar maggiore sotto la cupola. La decorazione del nuovo edificio finí nelle mani di autentici manieristi. È vero che Paolo V non fu responsabile della decorazione della cupola, consistente in trite rappresentazioni in mosaico di Cristo e degli apostoli, figure a mezzo busto di papi e di santi, e angeli con gli strumenti della Passione. Questo lavoro, per ovvie ragioni di una importanza senza pari e il piú cospicuo esistente a cavallo del secolo, fu affidato da Clemente VIII al suo favorito Cesari d’Arpino nel 1603. In conseguenza della sua grandiosità non fu terminato prima del 1612. Fu lo stesso Clemente VIII a scegliere anche la maggior parte degli artisti per le enormi pale d’altare, piú tardi rifatte in mosaico. Al Roncalli, al Vanni, al Passignano, al Nebbia, al Castello, al Baglione e al Cigoli si presentarono allora splendide occasioni, mentre, né il Caravaggio nè Annibale ebbero la possibilità di essere presi in considerazione.
Dopo la morte di Annibale Carracci, che precede un anno quella del Caravaggio, i pittori emiliani gestiscono il ritorno del Classicismo a Roma. Domenichino, il più legato al retaggio raffaellesco, opera in varie chiese romane come San Luigi dei Francesi, San Carlo ai Catinari, San Gregorio al Celio. Guido Reni ottiene le committenze più prestigiose lavorando nei palazzi vaticani, in San Gregorio al Celio, nel palazzo del Quirinale e a Palazzo Pallavicini Rospigliosi, dove lascia un’Aurora compendio della poetica classicista. Giovanni Lanfranco, memore del Correggio, completa nel 1627 a Sant’Andrea della Valle la turbinosa decorazione della cupola che segna il vero inizio della pittura barocca a Roma. Il Guercino, durante il suo breve soggiorno romano, lascia uno splendido scorcio illusionistico con L’aurora del Casino Ludovisi e la grande pala d’altare del Seppellimento di Santa Petronilla, ora ai Musei Capitolini.
Per il toscano Pietro da Cortona, di una generazione successiva, gli influssi ricevuti nell’ambiente artistico romano di quel tempo giocano un ruolo decisivo. Prevalentemente  pittore, svolge tuttavia un ruolo importante nell’architettura, che orienta verso un nuovo classicismo attraverso il recupero del linguaggio di Bramante e Palladio coniugato con la plastica michelangiolesca.
Tra il 1633 e il 1639 affresca il grande salone di Palazzo Barberini con quello che è considerato il suo massimo capolavoro pittorico: il trionfo della Divina Provvidenza, un’esaltazione dei destina della famiglia Barberini , come indicano le api dello stemma nobiliare poste al centro dell’affresco.
Dopo aver dipinto a Firenze varie sale di Palazzo Pitti tra il 1637 e il 1647, torna a Roma dove realizza le opere della maturità: le Storie di Enea nel Palazzo Pamphilj a piazza Navona e gli affreschi della cupola e della navata nella chiesa di Santa Maria in Vallicella.
Nel periodo che va dal 1658 al 1662 disegna il palladiano prospetto della chiesa di Santa Maria in Via Lata e poi i progetti per la trasformazione di Palazzo Pitti e quelli della chiesa dei Filippini a Firenze. Il suo capolavoro architettonico è forse l’intervento in Santa Maria della Pace, con la nuova facciata, la decorazione interna e la felice sistemazione della piazzetta antistante. Gli ultimi anni della sua vita vedono la sapiente interpretazione delle architetture michelangiolesche nella cupola di San Carlo al Corso nel 1668.



Rileggi il post "L'DEA DEL BELLO" NEL SEICENTO  come compendio a questo articolo.
Buona visita a tutti! 




1 commenti:

  1. Bellissimo articolo, complimenti.
    Stefano

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